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Читаем по-итальянски Stefano Benni ACHILLE ED ETTORE (4)


L'evento fu registrato come scossa dell'ottavo grado Mercalli, e provocò crolli in abitazioni fino a sessanta chilometri di distanza. Tre elicotteri furono abbattuti, enormi quantità di uccelli divennero sordi e ciechi, e le comunicazioni furono interrotte in quanto la fiatata fece un filotto di tutti i pali elettrici. L'aria mefitica proseguì poi la sua corsa verso il mare scoperchiando una caserma di carabinieri, fece volare in aria duemila ombrelloni da spiaggia, provocò un'onda anomala che investì le coste della Dalmazia e, si dice, una corrente di porro giunse fino a Mosca sulla piazza Rossa, dove sei soldati del picchetto d'onore del Cremlino svennero misteriosamente.

Ebbene, quando tutto fu finito la sola cosa in piedi nella valle era Achille, piantato sulle gambe come un toro.

E Achille sparò a sua volta: si udì un rumore come se avessero tolto il tappo all'oceano, cominciarono a volare le chiome degli alberi e il tornado cipolloso rase al suolo i campi fino al fiume, dove tirò fuori dall'acqua tutti i pesci facendoli volare in squadrone, fenomeno poi studiato per anni dagli scienziati. La vibrazione provocò una frattura del terreno con conseguente fuoriuscita di gas caldi, che combinandosi con la cipolla provocarono incendi e friggioni in varie città e per finire la fiatata traforò le Alpi, spazzò le pianure europee e si spinse fino al mare di Norvegia, dove sessanta balene furono catapultate a riva.

Ebbene, al termine del cataclisma Ettore era ancora in piedi in mezzo al prato. E disse ad Achille:

- Hai mica detto qualcosa?

A questo punto il sindaco, dopo aver sospeso la gara per la salvezza del mondo occidentale, decise che restava ormai solo lo scontro a vino e salciccia. Vennero perciò portate in piazza tonnellate di salciccia e cisterne di vino, e la sfida ebbe inizio.

Ettore cominciò succhiandosi come uno spaghetto cinque metri di salciccia fresca. Achille, tirandoli in aria come noccioline, si mangiò al volo duecentododici salciccini all'aglio.

Per ogni metro di salciccia i due bevevano un bottiglione di vino.

Il dottore teneva il conto con un pallottoliere. La notte si passò alla salciccia cotta e Ettore ne mangiò sei gradelle e quattro prillarrosti, e poi disse: "Non ci sarebbe mica un pezzolino di pane da mangiarci insieme? Se no non mi passa la fame."

Achille allora fece una montagna di polenta alta come un uomo e in mezzo ci fece un buco, lo riempì di salciccia in umido, si mise il costumino da bagno, saltò dentro e quando riemerse non ce n'era più neanche per un bambino.

Allora Ettore si mise sdraiato e si fece fare una flebo di vino bianco e intanto beveva rosé. Achille a sua volta riuscì a bere un bottiglione dalla bocca e uno dal naso.


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